La potenza evocativa del teatro combinata con la violenza espressiva delle immagini, questo è quanto vissuto ieri sera nella prima prova generale, parziale, incompita, etc, etc... di un nuovo spettacolo che i nostri insegnanti, registi, attori, scrittori, clown, ma soprattuto amici hanno voluto regalarci.
Oggi nel gioco delle banalizzazione verrebbe definito un "sequel" di una famosa opera di Beckett, più fantasiosamente nel mio mondo "informatico" qualcuno potrebbe chiamarlo un riuscito "mash-up multimediale". Ma al di là dell'inutile ricerca di definizioni e catalogazioni, la vera sostanza è un bellissimo lavoro che, usando al meglio gli strumenti teatrali e videografici, ti fa vivere intensamente emozioni e trasmette sensazioni che, a caldo ho definito, tra l'ilarità generale degli amici: "una sana angoscia quotidiana" da cui il titolo di questo post :-)
Il gesto teatrale vivo, reale, forte del suo messaggio immediato che dal palco si riversa sullo spettatore senza mediazioni, si confronta, gioca ma sopratttutto, si specchia con la realtà quotidiana che scorre, con una metafora assoltamente geniale, sullo schermo alle spalle della scena, l'irreale vive; la realtà quotidiana, si autorappresenta con dialoghi rapidi, movimenti e gesti frenetici , senza un contesto ne una ragione e sembra avere come unico spazio di espressione la finestra virtuale dello schermo.
Qualcosa è cambiato, qualcosa non torna ripetono ossessivamente i personaggi... ma che si tratti del reale immaginario o della realta registrata nulla cambia, non ci sono vie d'uscita e l'angoscia del vivere diventa presenza non più ingombrante, sparisce come annulliamo il rumore di fondo al quale, dopo un po' non ci si fa più caso, oppure l'inquinamento che esiste sono in quanto notizia (quindi realtà registrata) non in quanto polvere che uccide.
Non c'è retorica, non c'è la ricerca del facile applauso liberatorio, la catarsi finale non passa per la rimozione delle emozioni negative ed un nuovo inizio ma per la definitiva resa di fronte al virtuale al registrato, al controllo... il video come unica rappresentazione...
Grandi!
Non rimane che aspettare la prima ...
Mucha mierda mucha mas!
Qualcosa è cambiato, qualcosa non torna ripetono ossessivamente i personaggi... ma che si tratti del reale immaginario o della realta registrata nulla cambia, non ci sono vie d'uscita e l'angoscia del vivere diventa presenza non più ingombrante, sparisce come annulliamo il rumore di fondo al quale, dopo un po' non ci si fa più caso, oppure l'inquinamento che esiste sono in quanto notizia (quindi realtà registrata) non in quanto polvere che uccide.
Non c'è retorica, non c'è la ricerca del facile applauso liberatorio, la catarsi finale non passa per la rimozione delle emozioni negative ed un nuovo inizio ma per la definitiva resa di fronte al virtuale al registrato, al controllo... il video come unica rappresentazione...
Grandi!
Non rimane che aspettare la prima ...
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