martedì 7 dicembre 2010

Mediocre

Titolo e argomento impegnativo la mediocrità.
Filosofi e scrittori di tutte le epoche hanno affrontato l'argomento. Grandi uomini, studiosi, sociologi e non ultimi schiere di psicologi e analisti, tutti a pontificare sulla mediocrità, sulla media ... ma in fondo cosa ne sanno tutti questi signori dell'essere mediocri?
Si può pontificare e lo facciamo, su tutta l'opera dell'uomo: leggiamo un libro e pur non essendo scrittori, ci facciamo le nostre idee, giudichiamo l'opera di uno scrittore magari non essendo in grado di scrivere neanche un Twit senza errori ortografici, e quando casualmente finiamo dentro un museo o pinacoteca eccoci tutti pronti, mediocri o no, ad analizzare luce, tecnica fin'anche il messagio dell'artista, ovviamante siamo gli stessi che chiamano l'imbianchino per il bianco alle pareti! Con esempi di questo tipo riempirei mille blog... e quindi, direte voi (NdA: vana speranza che qualcun'altro legga questo post)? Giudici, giudicati, giudizi tutto è legato ad un senso estetico, più o meno comune, al sentire, al leggere , all'interpretare il messaggio che il generico autore di una generica opera le appiccica sopra... ma stiamo parlando di "cose" e non di "uomini"... ma quanto alla mediocrità allora è di uomini e non di opere ... e qual'è allora il "senso estetico" per portene parlare?
Chi se non un mediocre DOC, può raccontare se stesso e quindi la mediocrità? ... A noi mediocri, in quanto tali, non piace che qualcuno ci giudichi o cerchi di capire, soprattutto se chi lo fa non ha la patente di mediocre, patente difficile da ottenere, non te la da nessuno, non si compra, non si può studiare da mediocri, è il risultato che si raggiunge sul campo dopo anni di battaglie e altrettante sconfitte, speranze abbattute e progetti sbagliati e anche così hai bisogno di tempo per metabolizzare il tuo stato, fai fatica a crederlo. Cosa ne può sapere della frustrazione chi vende migliaia di copie (dischi, libri, contatti sul blog), chi il successo lo ha guadagnato per meriti e capacità. Noi siamo un'altra cosa... noi siamo quelli che sanno di non riuscire, essere sempre un passo indietro, avere belle idee che non si concretizzano mai e solo per colpa nostra!

Questa mattina in auto ripensando al tema di questo post, pensavo che in fondo il problema si può riassumere con il termine "superficialità"... ben inteso non mi considero un superficiale, non nel senso comune del termine, direi ragionevolmente il contrario, superficialità è l'effetto e non la causa, mi spiego meglio: essere curioso di tutto ma non arrivare mai a nulla di concreto, iniziare mille attività e non concluderene nessuna, avere mille interessi fermandosi sempre alla superficie. Semplificando ulteriormente l'approccio è sempre stato quello del massimo risultato con il minimo sforzo, il che si traduce sempre con il non riuscire ad approfondire un bel niente, interessi, hobby, sport, anche il lavoro, l'entusiasmo ragazzino degli inizi si frantuma appena raggiunta la sufficienza, assimilati i principi generali un bel saluto alla voglia di continuare, passata la curiosità finita la novità, via ... passare subito ad altro o in assenza di alternative passare allo stato di ameba equivalente alla scena: divano+tv+cervello spento!

E' una vita difficile, stressante, combattere costantemente tra la curiosità e il fancazzismo è un'impresa... correre dietro alla voglia di fare e contemporaneamente trovare estremamente invitante il sofà con televisione annessa è scizzofrenia.

Il bilancio finale si traduce in una vita da mediocre ... e non da mediano.




lunedì 22 novembre 2010

GIGANTI emozioni




Un altro cammino è giunto al termine incontrando la tristezza e la malinconia che ti aspetti quando qualcosa finisce, la gioia del percoso, le emozioni che fanno luccicare gli occhi e riempono il cuore. Attraverso luoghi sconosciuti, paesaggi indecifrabili, momenti di difficoltà e reazioni di cui andare poco fieri, si è fatto cammino, giorno dopo giorno dentro se stessi, attraverso i compagni di viaggio, si è giunti alla meta... in una vallata, alle falde di una montagna.

C'è stata una volta la parete di compensato e una luce azzurrata, oggi è il buio che mi circonda e quasi mi protegge dalla tensione, una torcia in mano ma è spenta non serve ad illuminare la realtà fa parte del racconto. Il brusio oltre il sipario non è cambiato filtra oltre i pesanti tendaggi portando con se l'aria dell'attesa e della curiosità. Ma questa è alla fine del cammino, i primi passi li abbiamo fatti mesi fa, una serata dove tuoni e lampi davano il meglio di se mentre noi ci affacciavamo per la prima volta in una vallata alle falde di una montagna dove in una casa isolata abitata da strani personaggi...

Le serate di incontro si sono susseguite: la calda estate, le ombre che si allungano, l'autunno con la calda luce della sera, poi l'inverno e l'oscurità: il racconto man mano prendeva forma, parole passavano da un personaggio all'altro, altre si sono perse.
Un tavolo ed intorno noi, con gli occhi fissi sul testo, ricercavamo i nostri personaggi, forme vaghe apparivano lontane, vuote e orfane di un corpo, mutavamo velocemente insieme al testo, difficile fissarle, coglerne tratti definiti praticamente impossibile.
Un po' persi nelle pagine pirandelliane come bambini, giocavano insieme, scambiandoci i ruoli cercavamo la giusta strada, distrattamente, non c'era ancora ne tensione ne emozione, solo i dubbi e le difficoltà del momento, del testo, della parola singola, del tono corretto da usare... tutto normale, siamo in tanti questa volta, tutti insieme per raccontare una storia e le chiacchiere e le disquisizioni sulla tecnica hanno il sopravvento sull'emozione, sul racconto... il percorso verso la vallata alle falde di una montagna e la casa isolata abitata da strani personaggi è ancora lungo.

Un lunedì come tanti, i copioni sul tavolo, pasticciati, con cancellature evidenti, tagli, aggiustamenti , ancora tante pagine da sistemare... questa volta però i personaggi non sono più vaghi, instabili, si fermano scelgono e veniamo scelti, e qui mi succede qualcosa... (segue)






mercoledì 19 maggio 2010

Crisis? What crisis? ... o l'approccio di un Cinico.



Un caro amico, del quale ho una grandissima stima, mi scrive:
"Guarda che le crisi spesso sono costruttive, tendono a farci vedere cose che solitamente ignoriamo. (...omissis) ... ma per riuscire in tutto ciò, a mio avviso, è fondamentale "non scappare" o chiudere le porte".

Approccio assolutamente condivisibile... non è un caso: la stima è assolutamente ben riposta e non viene assolutamente scalfita da una mia visione un "pelino" più cinica della vita...

Di norma le crisi sono ... crisi e basta.
Saltano fuori quando non riusciamo più a nascondere a noi stessi cose che conosciamo benissimo ma che volutamente ignoriamo. E' un accumulo di compromessi uno via l'altro, fino ad un punto di rottura che arriva senza preavviso alcuno, senza scricchiolii che possano metterci sull'avviso: capita allora di affrontare l'ennesima situazione che non ci piace, l'ennesimo compromesso al ribasso, l'ennessimo passo indietro quando magari avresti voluto farne qualcuno in avanti... il tutto si trasforma nell'ennesima delusione che non riesci più a gestire e che manda a gambe all'aria il comunque precario equilibrio di compromessi malamente digeriti! Ovviamente sto' parlando di me stesso ... niente è più assolutamente soggettivo che la visione dei fatti della vita.
non ho idea di come uscirne o meglio direi che sono arrivato alla conclusione che non se ne esce... si galleggia, si sbraccia per non affogare, si va avanti a fatica, che ci piaccia o meno comunque trasportati dal tempo. Non sono dell'idea che affrontare a tutti i costi un problema si la soluzione, ritengo che sia una soluzione buona o sbagliata come molte altre.
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La cosa sta prendendo una piega divertente! è scattato il botta e risposta via mail... uso improprio dello strumento visto che stà diventado più una chat! Comunque (divago come al solito)... riporto in rapida sequenza il dialogo ... è sicuramente un interessante esercizio:

A."se non guardi mai fuori dalla finestra, non vedrai mai il panorama bello o brutto che sia , che ti piaccia o no."

Io: "Comunque, mi piaciono le tue risposte telegrafiche!... sembra quasi una seduta dall'analista dove il matto (io) parla a vanvera e ruota libera concatenando una serie di stubidaggini... mentre il saggio (tu) fa brevi e sensati tentativi di riportare il povero demente (sempre io) ad uno scenario più "terreno" eheheh! Dalla finestra guardo molto... forse anche troppo sarebbe il caso di scendere in strada e fare un po' di cammino..."

A.: "sei sicuro che è saggezza? forse è più esperienza.. "

Io: "Beh... quale che sia la risposta: saggezza o esperienza... non cambia il risultato finale sempre demente rimango... :-) ... e poi non si dice che la saggezza e figlia dell'esperienza?"

A.:"infatti e vista la ns veneranda età non posso che confermare esperienza"

Io:"però l'esperienza può insegnare o meno... mentre la saggezza è esperienza introiettata, tu per me sei saggio... io per me sono solo stordito!"

A.:"
Esistono il bianco ed il nero,ma sono talmente rari da vedere che difficilmente possiamo apprezzarli, mentre godiamo continuamente della scala di grigi."

Io:"Giusto... i grigi... si .. belli ... si si... ma ogni tanto "stuppano" e qualche botta di vita, anche brutale aiuterebbe a superare le crisi e a smuovere un po' ... la fragatura forse è tutta lì... proviamo a cercare il bianco smuovendo vite ed emozioni ... e ci troviamo di fronte una parete nera!... Nasata catastofica!"

A.:allora prendiamo i pennarelli e coloriamo i grigi. C'è un però : dobbiamo farlo sempre noi comunque

Io:"se non ricordo male i miei pennarelli alle elementari e medie erano sempre secchi! Sarà stato un segno del destino? Hai sicuramente ragione nel dire che vada come vada, siamo noi a dover colorare la nostra vita, avere i colori giusti, non seccati dal (dis)uso o più banalmente essere più o meno capaci ad usare il colore giusto, o che più piace, nel momento giusto senza finire per impiastrare tutto o impiastrarci le mani... beh mi sento un po' me stesso alle elementari con il foglio da disegno tutto sbaffi e con il cielo verde e le foglie blue, con le mani rosse ed il grembiule arcobaleno...Alla fine mi sa che tornare al caro vecchio bianco e nero con tutti il suo grigiume potrebbe essere l'unica soluzione"

mercoledì 12 maggio 2010

quando girano... girano


























... e per altro sembra che non debbano fermarsi mai!

Quando poi hai poi la sensazione di una congiura degli eventi che, a scanso di equivoci, fanno si che tutto inizi ad andare per il verso sbagliato allo stesso tempo, si arriva allora all'effetto elica di aereo!
Il giramento di palle è proprio connaturato alla nostra epoca, la frase è volutamente assertiva! Non ho dubbi in proposito, nel passato (raccontato, vissuto, letto, riportato) ci si incazzava ,ma nella maggioranza dei casi, finiva tutti lì, magari era necessario un supllemento di cazzotti oppure un bel "vaffa.." risolutore ma alla fine, alleggeriti, si andava tutti a prendere una birra insieme!
Ora no, nella società dell'accumulo di beni e servizi, quasi senza accorgercene, mettiamo nel carrello anche le incazzature, non si sa mai ... magari un giorno avranno anche loro un valore di mercato!
Relazioni e amicizie sono ammorbate da interessi e tornaconto personali, la sincerità si perde dietro all'opportunismo, disinteresse e superficialità, la follia è che abbiamo mutuato i peggio comportamenti anche nella pratica quotidiana... e quel che è peggio è che ci troviamo anche bene a nuotarci dentro allegramente, magari anche contenti dall'essere aiutati dall'effetto elica delle palle che girano!

martedì 11 maggio 2010

uff...

















Per oggi è andata così... ho girato intorno alle parole finchè stremate sono cadute per terra... ed ora non ho più voglia di raccogliere e metterle in ordine!... Più facile racimolare un po' di senso con questa bella immagine scattata nel '93 sulle rive dell' Irrawaddy ...

venerdì 9 aprile 2010

una serata di ordinaria angoscia quotidiana

La potenza evocativa del teatro combinata con la violenza espressiva delle immagini, questo è quanto vissuto ieri sera nella prima prova generale, parziale, incompita, etc, etc... di un nuovo spettacolo che i nostri insegnanti, registi, attori, scrittori, clown, ma soprattuto amici hanno voluto regalarci.

Oggi nel gioco delle banalizzazione verrebbe definito un "sequel" di una famosa opera di Beckett, più fantasiosamente nel mio mondo "informatico" qualcuno potrebbe chiamarlo un riuscito "mash-up multimediale". Ma al di là dell'inutile ricerca di definizioni e catalogazioni, la vera sostanza è un bellissimo lavoro che, usando al meglio gli strumenti teatrali e videografici, ti fa vivere intensamente emozioni e trasmette sensazioni che, a caldo ho definito, tra l'ilarità generale degli amici: "una sana angoscia quotidiana" da cui il titolo di questo post :-)

Il gesto teatrale vivo, reale, forte del suo messaggio immediato che dal palco si riversa sullo spettatore senza mediazioni, si confronta, gioca ma sopratttutto, si specchia con la realtà quotidiana che scorre, con una metafora assoltamente geniale, sullo schermo alle spalle della scena, l'irreale vive; la realtà quotidiana, si autorappresenta con dialoghi rapidi, movimenti e gesti frenetici , senza un contesto ne una ragione e sembra avere come unico spazio di espressione la finestra virtuale dello schermo.

Qualcosa è cambiato, qualcosa non torna ripetono ossessivamente i personaggi... ma che si tratti del reale immaginario o della realta registrata nulla cambia, non ci sono vie d'uscita e l'angoscia del vivere diventa presenza non più ingombrante, sparisce come annulliamo il rumore di fondo al quale, dopo un po' non ci si fa più caso, oppure l'inquinamento che esiste sono in quanto notizia (quindi realtà registrata) non in quanto polvere che uccide.

Non c'è retorica, non c'è la ricerca del facile applauso liberatorio, la catarsi finale non passa per la rimozione delle emozioni negative ed un nuovo inizio ma per la definitiva resa di fronte al virtuale al registrato, al controllo... il video come unica rappresentazione...

Grandi!
Non rimane che aspettare la prima ...
Mucha mierda mucha mas!

mercoledì 10 marzo 2010

Quando basterebbe conoscere un po' la storia per non ripetere gli stessi errori...

Ho ricevuto oggi da un amico un estratto di un testo di Elsa Morante scritto nel 1945, mi sembra importante riportarlo non tanto per l'analisi del ventennio ma per la sua spaventosa attualità!

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Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto. Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare."
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venerdì 5 marzo 2010

relativando...

Buffe maschere sbucano fuori, movimenti improvvisi, salti, corse, scherzi, chi parla, chi ulra e chi seppur muto ti fa capire tutto. Scherzi da saltinmbanco si susseguono freneticamente con risa contagiose, un rumore forte e secco i saltimbanchi si fermano... silenzio, musica, il telone scorre via si inizia, ma tutti era già iniziato!

Ancora più colori, movimenti apparentemente disordinati rivelano un sincronismo che rapisce, la voce e la musica ti avvolge, è in atto un rapimento collettivo, non più rinchiusi in un gabbia ma un'improvvisa leggerezza, sparisce la città, le pareti al loro posto si aprono orizzonti arabescati nuvole di fantasia. La punizione sarà terribile: il ritorno alla realta...

Sguardi sospesi e sorpresi con un leggero sorriso misto a stupore, le bocche lievemente aperte, i sensi tutti così occupati impediscono al cervello di chiudere la mascella. Gli occhi rincorrono colori movimenti ed ogni volta incontrano stupore e meraviglia.

La difficoltà ridotta a semplicità e nella semplicità ti rispecchi con gli occhi del bambino, perso nel sogno, affascinato da un gesto, un suono o un movimento, mi muovo con il ritmo e l'anima insieme vola con gli acrobati, i muscoli si tendono a mantenere l'equilibrio come se tutti fossimo su quell'improbabile bicicletta.

La fantasia stuprata tutti i giorni da una realtà piccola e noiosa, si risveglia con pochi gesti e qualche suono articolato, traspostati in luoghi stretti, siamo tutti sott'acqua, si fa fatica a respirare, manca l'aria, qualcuno aiuti, che si apra la porta!... la porta che non c'è! Magia, sogno ... vedere con gli occhi di un bambino.
Grazie Cirque du Soleil

mercoledì 20 gennaio 2010

poco da aggiungere...

Poco da aggiungere in questi primi giorni dell'anno... poche novità, anzi direi nessuna. Altra inutile aspettativa, come se in fondo una data, una scadenza, faccia la differenza e sia di asuspicio di un qualche evento universale.

In fondo non è che un cambio di una cifra in fondo ad un numero che per consuetudine indica un nuovo anno, la realtà è che non cambia mai nulla perchè lo vogliamo noi... il più delle volte quando succede non possiamo neanche prendercene il merito se non quello di essere (casualmente) nel posto dove "accade" qualcosa.

E' una giornata così e di consecuenza scrivo cose così, giusto il gusto di aggiornare la pagina con la data nuova... in effetti una notizia mi ha fatto particolarmente incazzare e non è la storia del processo breve, brevissimo, facciamo che non lo facciamo? No... quello che mi ha mandato fuori è la notizio che ci sarà la riduzione dell'obbligo scolatico... mi sono ricordato ora un racconto di Asimov che terminava con un: "razza di ignoranti", il riferimento è all'intera razza umana, ma avendo oramai la certezza che al peggio non c'è mai fine a quanto pare in italia (minuscolo per scelta) siamo più ignoranti dell'intero pianeta, o forse visto che non possiamo essere migliori tanto vale arrivare ultimi!