...momenti, momenti intimi, emozionanti, difficili.
Hai voglia a dire che facciamo un semplice laboratorio di teatro, che il percorso è uno strumento, che l'obiettivo è lo spettacolo e che tutto questo è funzione di un personaggio... quando inizi a scendere dentro te stesso, la corda che usi per calarti e che ti fa da guida, sono sensazioni ed emozioni tue, è l'intimo che normalmente tieni chiuso in una stanzetta recondita del tuo io (pudore, paura ?!?)
Quello che scopri, o per meglio dire riscopri, e una sorpresa che va oltre la più fervida fantasia, ti colpisce come un pugno allo stomaco; già questo sarebbe più che sufficiente, ma noi siamo un po' masochisti, non ci basta forzare noi stessi a guardare la nostra nudità emotiva violentando il pudore, gli anni di lavoro per montare strutture e proteggerci dal mondo esterno e soprattutto da noi stessi.
Siamo qui per fare (provare) teatro, allora si va avanti sempre più giù, quello che trovi, emozioni sensazioni sentimenti li segui e poi ...ci permettiamo, proviamo, a portarle allo scoperto, è "roba" forte, da farti torcere le budella... ti ritrovi in bocca parole che non sono tue, racconti con la voce ed il corpo storie lontane, che mai hai vissuto, provi a far rivivere situazioni che probabilmente mai vivrai ... già, ma i sentimenti sono i tuoi, man mano che riesci a "stare" diventano semrpe più intimi, profondi, forti, e allora le lacrime scendodo come un fiume in piena, non le controlli più! Azz... è roba veramente forte!
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Spengo i fastidiosi neon, rimane solo la luce fioca di un paralume precariamente agganciata agli scaffali, proietta una luce gialla e soffusa lasciando nell'oscurità gli angoli della sala, ho la sensazione che le pareti spariscano e al loro posto si apra uno spazio nuovo ... l'esercizio è provare a riempirlo.
Ovviamente nessuno si fa avanti... qualcuno ricorda il panico da interrogazione? Bene è la stessa cosa!

Alla fine qualcuno cede, in fondo siamo qui per questo mettersi in gioco, rischiare, superare pudore e timidezza è un'attimo.
Una figura si alza, prende una sedia e si accomoda nel centro della sala, la luce disegna ombre nette sulla parete di fondo, noi tutti seduti sul pavimento in penombra.
Prima c'è il silenzio che conquista lo spazio, si riempe di un corpo, parte la musica e le parole... il testo è bello e intenso e, strano a dirsi, a volte non aiuta, le parole scorrono veloci, la musica fa da sottofondo: primi passi in un mondo intimo, sono un po' incerti, insicuri, noi comodamente seduti ascoltiamo, ogni tanto intravediamo chiaramente personaggio ed interprete, un po' come un'immagine sfocata, doppia... è un ottimo tentativo (almeno secondo me) ma ad Anto non basta.: "rimetti la musica dall'inizio... riparti da capo, stai dentro! usa l'osservatore! stai dentro"...

CHE BELLO!!!!
RispondiEliminaQUANTO MI MANCA IL LABORATORIO!!!!
CRIS