Una parete di compensato di fronte a me, compensato grezzo, segni di chiodi, non è che una sottile barriera ed oltre uno spazio ancora buio, uno spazio e nel mezzo sembrano abbandonati un vecchio e polveroso baule ed una sedia un po' decò, solo loro, praticamente uno spazio vuoto.
Oltre lo spazio buio del baule e la sedia ci sono spessi drappi neri, bloccano la luce che dall'altra parte cerca di inutilmente di illuminare e dare una parvenza di spazio vivo. I tendoni neri non bloccano però le voci, un brusio casuale, indistinto, supera le tende e la parete di compensato che è sempre di fronte a me, il brusio non è nè forte nè fastidioso, ma costante, presenza reale e sensazione di attesa, deve riempire il tempo.
Tutto è pronto, settimane e mesi passati a ridere, scherzare senza prendersi troppo sul serio, settimane e mesi passati a provare, faticare, lavorare, preoccuparsi e ridersi addosso. Ora niente sembra pronto, il dubbio fino all'ultimo "forse serviva più tempo" ma il tempo è finito di fronte ad una parete di compensato. Distolgo lo sguardo, la parete inizia ad essermi antipatica, cerco gli occhi di chi mi è vicino nella penombra azzurrata di questo corridoio stretto, sorrisi d'intesa, niente parole, niente rumori, gesti e parole mute per ricordare a tutti che non siamo soli, che tutto andrà bene, che siamo noi.
Un po' di stretcing per rilassare i muscoli senza perdere la tensione, ancora uno sguardo intorno, di nuovo la parete... ok, niente panico... il brusio cresce di intensità, sensazioni ed emozioni velocemente tagliano i miei pensieri, speranza e paura a braccetto, non mi soffermo troppo, non voglio permettere che mi distraggano le lascio passare quasi indisturbate. Riporto lo sguardo sulla parete uffa, sempre più antipatica, inizia però ad entrare nel mio spazio visivo, esclusa quasi volontariamente, un'apertura, è sul lato destro, una porta con un altro drappo nero, oltre c'è lo spazio ancora buio, il baule e la sedia, so che dovrò passare da lì ma non ancora... (segue)
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